Qual è la differenza tra varechina e candeggina?

Varechina e candeggina sono, nell’uso comune, due termini utilizzati per indicare prodotti a base di ipoclorito di sodio destinati soprattutto allo sbiancamento e, quando il prodotto è autorizzato per questo scopo, alla disinfezione. La differenza riguarda soprattutto il nome con cui vengono indicati, non una sostanza chimica completamente diversa.

Il termine varechina ha un’origine storica e deriva dal francese varech. La parola candeggina, invece, deriva dal verbo “candeggiare” ed è oggi comunemente utilizzata per indicare i prodotti candeggianti a base di ipoclorito.

È però importante non fermarsi al nome: prodotti commercializzati come candeggina possono avere formulazioni e concentrazioni differenti. Per sapere come utilizzare correttamente un prodotto bisogna quindi leggere l’etichetta e seguire le istruzioni del produttore.

Varechina e candeggina sono la stessa cosa?

Nel linguaggio quotidiano, varechina e candeggina sono sostanzialmente sinonimi.

La varechina è descritta da Treccani come un liquido utilizzato per candeggiare tessuti e fibre, costituito da soluzioni diluite di ipoclorito di sodio, eventualmente accompagnato da altre sostanze. La stessa fonte indica la candeggina come un prodotto commerciale del tipo della varechina.

La sostanza caratteristica è quindi l’ipoclorito di sodio (NaClO), un composto che in soluzione acquosa sviluppa attività ossidante e che viene utilizzato, a seconda della formulazione e della destinazione d’uso, per lo sbiancamento e la disinfezione.

Questo non significa però che tutte le confezioni abbiano la stessa composizione. Possono cambiare, per esempio:

  • concentrazione di ipoclorito;
  • quantità di cloro attivo;
  • eventuali additivi;
  • profumazione;
  • viscosità;
  • destinazione d’uso;
  • modalità di applicazione.

Per questo motivo è più corretto considerare varechina e candeggina come denominazioni comunemente riferite alla stessa famiglia di prodotti, anziché affermare che ogni prodotto con questi nomi abbia esattamente la stessa formulazione.

Perché si dice “varechina”?

Il termine varechina deriva dal francese varech, parola utilizzata per indicare le alghe marine. L’origine del termine è legata alla storia della produzione della soda e delle sostanze impiegate nei processi di sbiancamento.

Nel corso del tempo, il termine è rimasto nel vocabolario italiano per indicare i liquidi utilizzati per il candeggio. Oggi viene utilizzato in diverse aree d’Italia come sinonimo di candeggina. Treccani registra infatti anche le varianti varecchina e, in alcune aree, varichina.

La parola candeggina ha invece un’origine più direttamente collegata al verbo candeggiare, cioè rendere bianco un tessuto attraverso un trattamento di sbiancamento.

La candeggina contiene sempre ipoclorito di sodio?

La candeggina tradizionale o varechina è associata all’ipoclorito di sodio, ma la formulazione precisa deve essere verificata sull’etichetta del singolo prodotto.

L’ipoclorito di sodio è infatti la sostanza caratteristica delle soluzioni di varechina e candeggina. In soluzione acquosa viene utilizzato per le sue proprietà ossidanti e può essere impiegato per lo sbiancamento e, nei prodotti autorizzati come biocidi, per la disinfezione.

Questo aspetto è importante perché non bisogna stabilire modalità di utilizzo, diluizioni o capacità disinfettanti basandosi soltanto sulla parola “candeggina”. La concentrazione e la destinazione d’uso indicate dal produttore sono determinanti.

La varechina è un disinfettante?

Può esserlo, ma non bisogna confondere automaticamente candeggina e disinfettante.

L’ipoclorito di sodio è una sostanza attiva utilizzata nei prodotti biocidi. A livello europeo, il cloro attivo rilasciato dall’ipoclorito di sodio è approvato per determinati tipi di prodotti biocidi e sono presenti autorizzazioni specifiche per famiglie di disinfettanti a base di ipoclorito di sodio.

Per stabilire se una determinata confezione di candeggina può essere utilizzata come disinfettante, bisogna quindi verificare che il prodotto sia destinato e autorizzato a tale uso e attenersi alle indicazioni riportate in etichetta.

Non è sufficiente che un prodotto contenga ipoclorito di sodio per attribuirgli automaticamente qualsiasi proprietà disinfettante.

A cosa serve la candeggina?

La candeggina può avere diverse funzioni, che non devono essere confuse tra loro.

Sbiancamento

L’ipoclorito di sodio può essere utilizzato per il candeggio di determinati tessuti e materiali compatibili. L’azione ossidante può contribuire alla rimozione o alla trasformazione di alcune sostanze responsabili della colorazione.

Non tutti i tessuti, però, sono compatibili con i prodotti a base di cloro. Prima dell’utilizzo bisogna quindi controllare le indicazioni riportate sull’etichetta del prodotto e quelle del materiale da trattare.

Pulizia

La candeggina non deve essere considerata un detergente universale.

Un detergente ha principalmente la funzione di rimuovere sporco, grassi e residui dalla superficie. La candeggina, invece, viene utilizzata soprattutto per le sue proprietà ossidanti, sbiancanti e, quando previsto, disinfettanti.

Per questo, quando è necessario pulire e successivamente disinfettare una superficie, la procedura può prevedere prima la rimozione dello sporco con un detergente e poi l’applicazione del disinfettante appropriato.

Il Ministero della Salute ha indicato proprio la distinzione tra pulizia con detergenti e successiva disinfezione con prodotti a base di ipoclorito di sodio o alcol adeguatamente diluiti.

Disinfezione

Quando il prodotto è autorizzato come disinfettante, l’ipoclorito di sodio può essere utilizzato per ridurre o inattivare determinati microrganismi.

L’efficacia dipende però dalla formulazione, dalla concentrazione, dal tempo di contatto e dalle modalità di applicazione previste. Non è quindi corretto pensare che una maggiore quantità di candeggina renda automaticamente più efficace la disinfezione.

Candeggina e varechina vanno diluite?

Dipende dal prodotto.

Non esiste una percentuale di diluizione universale applicabile a tutte le candeggine presenti sul mercato. Prodotti diversi possono avere concentrazioni differenti e possono essere formulati per essere utilizzati puri o diluiti.

La regola più sicura è quindi seguire esclusivamente la diluizione indicata sull’etichetta, quando prevista.

Non bisogna aumentare autonomamente la concentrazione per ottenere una presunta maggiore efficacia: una quantità superiore può aumentare i rischi per persone, superfici e materiali senza necessariamente rendere il trattamento più appropriato.

L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di leggere attentamente le etichette, seguire le istruzioni e non miscelare prodotti diversi, salvo quando la combinazione sia espressamente prevista dal produttore.

Cosa non bisogna mai mescolare con la candeggina?

Questo è uno degli aspetti più importanti da ricordare.

La candeggina non deve essere miscelata con altri prodotti per la pulizia, a meno che tale combinazione non sia espressamente prevista dal produttore.

In particolare, bisogna evitare di combinarla con:

  • ammoniaca;
  • acidi;
  • anticalcare;
  • acido muriatico;
  • detergenti acidi;
  • altri prodotti contenenti sostanze incompatibili.

La combinazione tra ipoclorito di sodio e ammoniaca può generare clorammine, sostanze irritanti e pericolose per le vie respiratorie. L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda esplicitamente di non mescolare candeggina e ammoniaca.

Anche il contatto tra ipoclorito e sostanze acide può provocare reazioni pericolose. Per questo è importante non utilizzare un anticalcare e, subito dopo, una candeggina senza aver seguito le modalità di utilizzo previste dai rispettivi prodotti.

La candeggina pulisce e disinfetta contemporaneamente?

Non necessariamente.

La distinzione tra pulizia e disinfezione è importante perché i due processi hanno obiettivi differenti.

La pulizia rimuove lo sporco dalla superficie. La disinfezione mira invece a ridurre o inattivare determinati microrganismi attraverso un prodotto specificamente destinato a tale scopo.

Se una superficie presenta sporco visibile, è quindi opportuno rimuoverlo prima della disinfezione quando questa è necessaria. Il Ministero della Salute indica infatti la pulizia come fase preliminare alla disinfezione delle superfici.

Di conseguenza, versare semplicemente candeggina su una superficie sporca non equivale necessariamente a eseguire una corretta procedura di pulizia e disinfezione.

Quali sono i principali rischi della candeggina?

La candeggina deve essere utilizzata seguendo le indicazioni riportate sull’etichetta.

Tra le principali precauzioni rientrano:

  • utilizzare il prodotto secondo la destinazione d’uso prevista;
  • evitare il contatto con occhi e pelle;
  • utilizzare guanti quando indicato;
  • garantire un’adeguata ventilazione;
  • non miscelare prodotti differenti;
  • rispettare le concentrazioni e i tempi di contatto indicati;
  • verificare la compatibilità con la superficie o il materiale.

L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che i detergenti e i prodotti chimici per la pulizia possono provocare effetti avversi se utilizzati impropriamente e raccomanda di seguire attentamente le indicazioni riportate in etichetta.

Varechina e candeggina: qual è quindi la differenza?

La differenza tra varechina e candeggina è soprattutto linguistica e commerciale, non quella tra due sostanze completamente diverse.

La varechina è il termine tradizionale utilizzato per indicare soluzioni candeggianti a base di ipoclorito di sodio; candeggina è il termine oggi più comune per indicare prodotti della stessa famiglia. Treccani considera infatti i due termini come sostanzialmente sinonimi.

Ciò che può cambiare concretamente da un prodotto all’altro è invece la formulazione, soprattutto la concentrazione di ipoclorito, gli eventuali additivi e la destinazione d’uso.

CaratteristicaVarechinaCandeggina
Significato comuneProdotto candeggiante a base di ipocloritoProdotto candeggiante, generalmente a base di ipoclorito
Principio caratteristicoIpoclorito di sodioIpoclorito di sodio
Uso tradizionaleSbiancamento e candeggioSbiancamento, candeggio e, per prodotti autorizzati, disinfezione
FormulazionePuò variarePuò variare
ConcentrazioneDipende dal prodottoDipende dal prodotto
È sempre un disinfettante?NoNo: occorre verificare destinazione e autorizzazione
Va miscelata con altri detergenti?NoNo, salvo indicazione espressa del produttore

Varechina e candeggina sono generalmente utilizzate come sinonimi per indicare prodotti candeggianti a base di ipoclorito di sodio. Il termine varechina ha un’origine storica legata al francese varech, mentre candeggina deriva dal verbo candeggiare.

La vera differenza da considerare quando si acquista o si utilizza un prodotto non è quindi il nome “varechina” o “candeggina”, ma la sua formulazione, la concentrazione e la destinazione d’uso.

Infine, la candeggina non deve essere considerata automaticamente un detergente o un disinfettante universale. Per la disinfezione bisogna verificare che il prodotto sia destinato a questo utilizzo e seguire le indicazioni riportate sull’etichetta. Soprattutto, non bisogna mai miscelarla con ammoniaca, acidi, anticalcare o altri prodotti incompatibili.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non sostituiscono il parere o la consulenza di un professionista.

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